Santa Teresa d'Avila, qui in versione Pop, patrona degli scrittori, protettrice degli orfani e dei fabbricanti di pizzi, invocata da chi ha problemi cardiaci. Patrona anche delle persone religiose, cioè di tutte le persone al mondo che si chiedono: 'Tutto qui?'.

La collezione di santini della Signorina Giulianini

La Signorina Giulianini, in tempi remoti, aveva collezionato santini. Quando andava alle elementari i genitori la portavano a visitare quei borghi che oggi si chiamano città d’arte. In ogni borgo, una chiesa. Qualche spicciolo nella cassetta delle offerte e prendeva i santini. Chiesa dopo chiesa, ne aveva messi insieme un bel po’. Nel piccolo paese la sua collezione era considerata una stranezza: perché collezionare santini quando tutti collezionavano adesivi? Non è imbarazzante mettere i santini in un album invece che tra le pieghe di un libro, magari di preghiere? Non è scabroso scambiarli come le figurine dei calciatori Panini?

Ma la Signorina Giulianini non demordeva. Aveva perfino pubblicato un appello su un settimanale a fumetti: Colleziono santini, cerco collezionisti con cui scambiarli. E a quel punto era stata sommersa di lettere. Il postino le lasciava al negozio del padre, nel mezzo del paese, così non gli toccava fare tutta la strada fino a casa loro, che era in fondo alla salita. Prima una o due lettere alla settimana, poi una o due al giorno, poi dieci al giorno ogni giorno. Il babbo dava la mancia al postino, per il gran lavoro: praticamente la corrispondenza dell’ufficio postale locale era per la Signorina Giulianini. Un’altra spesa familiare erano le buste con il foglio bianco dentro, e i francobolli per rispondere: Mia cara Luciana, scriveva la Signorina Giulianini a undici anni, ho ricevuto i tuoi tre santini, grazie! Il Sant’Antonio Abate che mi hai mandato ce l’ho già e lo terrò per scambiarlo con altri grandi collezionisti come te. Mi mancava invece quel San Giovanni Battista decollato e il San Giuseppe moribondo. Ti mando una Santa Teresa e due Madonne. Quali Santi ti mancano? Scrivimelo così so cosa spedirti la prossima volta. Ho Sant’Antonio di Padova in abbondanza, San Luigi Gonzaga, San Giovanni Bosco, San Francesco, Santa Lucia, Sant’Agnese e Santa Rita, e anche alcuni rari Sant’Omobono e Santa Fara. Hai per caso quelli nuovi appena eletti? Vanno benissimo anche Beati, Martiri della Fede, Servi di Dio. Non so se ti ho mai detto della mia predilezione per i santini dei defunti, con le preghiere per le anime del purgatorio: certe immagini del Giudizio Universale sono davvero impressionanti. Tanti saluti dalla tua amica collezionista di santini.

La faccenda andò avanti durante gli anni delle scuole medie, e subì un rallentamento con l’inizio delle scuole superiori. Collezionare santini e leggere le preghiere sul retro degli stessi le sembrò una cosa da bambini e cominciò a disinteressarsene. Dovette accadere lo stesso anche ai grandi collezionisti di santini sparsi per l’Italia perché la corrispondenza si diradò da parte di tutti, fino a cessare. Gli album furono affidati alla madre che li portò in garage. Quando i genitori andarono a raggiungere i protagonisti della collezione nella comune dimora eterna, la Signorina Giulianini era ormai grande. Insegnava a scuola, teneva il Catechismo e la domenica faceva compagnia ai vecchietti dell’Ospizio. Aveva conosciuto un certo motociclista e con lui andava su e giù per l’Appennino. Fu proprio la novità dei giri in moto, il vento tra i capelli, a farle desiderare aria nuova anche dentro casa. Iniziò dal garage, svuotando mobili chiusi da anni e trovandoci dentro oggetti che meritavano di essere usati ancora, sebbene non da lei, e procedendo per questo a una spietata selezione. Tovaglie e tegami alla parrocchia; lenzuola, coperte e vestiti all’Ospizio. Aprì un cassetto e apparvero conchiglie fossili e gli album con i santini. Senza un briciolo di compassione destinò i fossili alla collega di scienze. Gli album scelse di tenerli ancora un po’, per capire cosa farci: avrebbe potuto venderli in un mercatino. Senza aprirli li portò di sopra, infilandoli nella libreria, dove rimasero nuovamente dimenticati, mentre lei continuava a fare spazio. Arrivò il giorno in cui il garage fu vuoto e pulito tanto che il motociclista buttò lì la considerazione che sarebbe stato proprio un bel garage per una moto. La Signorina Giulianini, presa dal furore di fare posto al nuovo che avanzava, proseguì nell’opera attaccando la libreria riempiendo scatoloni di libri per la biblioteca della scuola. Quando sotto le dita le capitò uno degli album della vecchia collezione, dolcemente, lo aprì.

Aveva dimenticato la bellezza dei santini. Quelli che aveva sotto gli occhi erano molto ingialliti e con una specie di pizzo di carta tutt’attorno. L’album aveva fogli con tasche in plastica trasparente: girando le pagine si vedeva il retro delle immagini, con le preghiere composte oltre un secolo prima. Leggeva: “Oh! Madre mia, vogliate suffragare questa mie prece!” e ancora “Non permettete, no, che a più a lungo sparga lacrime di amarezza!”. E quelli sul Natale? Quelli con l’Angelo Custode? E soprattutto la stragrande quantità di Santi sconosciuti? Ritrovò il vecchio Sant’Omobono (con sotto in piccolo corsivo: Protettore dei Sarti e Sartrici) e la cara Santa Fara: come aveva potuto lasciarli fuori dalla propria esistenza per decenni? Avranno sentito la mia mancanza? Perché non ricominciare ad aver cura dei miei santini? Tra i miei alunni ce ne sarà qualcuno fissato come lo ero io? Esisteranno ancora persone con cui scambiare i Santi doppi? Chi vive lontano acquisterà francobollo e busta per spedirmeli, come faceva Luciana che abitava a Roccaporena? Salveremo dall’oblio schiere sconosciute di Beati, Servi di Dio, Venerabili? Come ho fatto a non pensarci prima?

– Guardi qui don Stefano cosa ho trovato, gli album della mia vecchia collezione. Collezionavo santini e voglio ricominciare. Cerco collezionisti con cui scambiarli: mi pubblica un annuncio sul bollettino parrocchiale?

Don Stefano si meravigliò della collezione insolita. Non del fatto che fosse lei a farla. Da lei si aspettava di tutto. Iniziarono a sfogliare. Don Stefano aveva i riccioli biondi e gli occhi azzurri come gli Angeli Custodi delle immaginette, e la pelle bianca come le Sante vergini. La Signorina Giulianini glielo disse e il prete indicò Santa Matilde di Germania: – Lei invece somiglia a questa.

La Signorina Giulianini la guardò attentamente: – Ha la faccia tonda come la luna. Io ce l’ho smilza.

– Dicevano che fosse autorevole, un modo diplomatico per dire testarda.

Proseguirono a sfogliare le pagine dell’album, divertendosi a riconoscere i personaggi ritratti come si fa nelle case a Natale con gli album di foto: uh la zia, te la ricordi? Don Stefano conosceva i fatti di famiglia.

– Sant’Antonio morì nel convento dell’Arcella, mentre tornava a Padova – svelò – e le clarisse volevano che restasse lì: «Non lo abbiamo potuto vedere da vivo, che ci resti almeno da morto». Quando arrivarono i frati per riportarlo a Padova furono affrontati dagli uomini del posto, armi in pugno. Dovette intervenire il Vescovo per evitare spargimenti di sangue.

La Signorina Giulianini leggeva:

– Senta qui don Stefano: ‘Continuatemi, vi prego, in tutta la mia vita, la benignissima vostra protezione, acciocché possa insieme con voi ringraziare’. Continuatemi! Benignissima! Acciocché! E si dava loro del Voi!

Don Stefano la guardò con gli occhi azzurri trasparenti. – Acciocché e benignissima invece di affinché e amorevole ci insegna che fra mezzo secolo anche le nostre parole saranno superate. Ma loro – e allargò il braccio con un gesto della mano a indicare i Santi della raccolta – sono superati?

– Più che superati direi irraggiungibili. Hanno vissuto tutto intensamente. Quando mi ci paragono non mi sento a posto.

– Questa è una benedizione per tutti, Signorina Giulianini. Se si sentisse a posto i Santi non le interesserebbero. Tanto varrebbe collezionare cartoline invece che santini. Ma sono curioso: si paragona perché vorrebbe essere una di loro, una Santa?

– Non mi dispiacerebbe.

– E cosa glielo impedisce?

La Signorina Giulianini si guardò le scarpe. – Per esempio, frequento un motociclista.

– Me lo hanno detto.

“Giustamente è il prete – pensò la Signorina Giulianini – sa ogni cosa.” Si aggiustò gli occhiali per guardarsi meglio le scarpe. – E chi glielo ha detto?

– Un po’ tutti. Il barista, il farmacista, le infermiere della Casa di Riposo, direi che non si parla d’altro in paese. E dicono – l’anticipò – che lei sorride di più, cammina canticchiando tra sé e sta svuotando casa. I vecchietti dell’Ospizio sono entusiasti della musica che mette la domenica pomeriggio, “Molto meglio delle poesie ermetiche che ci leggeva!”, mi dicono quando vado a trovarli. Mi dicono anche che alla loro età ci si dava appuntamento al fiume per baciarsi, non si andava in moto al passo della Colla.

La Signorina Giulianini immaginò le coppie anziane baciarsi di nascosto al fiume. – E come posso uscire con il motociclista ed essere Santa?

– E io le ripeto: cosa glielo impedisce?

– Andiamo don Stefano, io e lei conosciamo Sante e Beate più di chiunque altro in paese! Ho letto tutti loro curriculum vitae e nessuna era fidanzata.

– Tutto qui? Davvero crede che sia tutto qui? Non le fa venir sonno una formuletta così? E invece non la tiene più sveglia la domanda che ha appena fatto? Mi piace moltissimo: ‘Come posso uscire con il motociclista ed essere Santa?’. Pregherò il Cielo che continui a farla e ne vedremo delle belle.

La Signorina Giulianini si immaginò come sarebbe stata da Santa, tipo Sant’Antonio di Padova, stecchita su un carro funebre, mentre il paese si litigava la sua salma. “Nostra, è nostra!” avrebbero gridato i vecchietti dalle finestre dell’Ospizio, e sotto i suoi alunni e i bambini del Catechismo a fermare il corteo per rapirla, cadavere. Tornò in sé: – Come le dicevo voglio ricominciare a fare la collezione poi magari mi appassiono alla mia santità oltre che alla loro.

– Facciamoci anche una mostra nella Casa di Riposo. Le cose belle vanno condivise.

Scrissero subito l’avviso per il bollettino parrocchiale:

L’1 NOVEMBRE, FESTA DI TUTTI I SANTI

GRANDE MOSTRA DEI SANTINI ALLA CASA DI RIPOSO

La Signorina Giulianini, curatrice dell’esposizione, colleziona santini e cerca collezionisti con cui scambiarli

Tornando a casa con gli album ben stretti sottobraccio pensò ai suoi santini, a com’era cominciata, per quanto tempo l’avevano aspettata, e come dovevano essere felici di averla ritrovata. L’ultimo venticello della giornata le scompigliò i capelli. “Chissà come saranno quelli nuovi.” Aveva ancora un mucchio di Sant’Antonio di Padova da scambiare.

23 pensieri su “La collezione di santini della Signorina Giulianini”

  1. Una storia meravigliosa. La passione per i siantini è un qualcosa che ricordo. Recentemente ho trovato in mezzo al Libro Messa di mia suocera un santino della Madonna del Fuoco datato 1940 (?) stampato dalla Tipografia Valbonesi. È bellissimo e la preghiera all’interno è molto più dolce di quella che viene riportata oggi.
    Maria Grazia Misirocchi

  2. Bella la domanda “come posso uscire con il motociclista ed essere Santa” . È la domanda della nostra vita di tutti i giorni ,la più reale. Tutti siamo fatti per la santità….

  3. Bellissimo racconto, mi ha ricordato le immagini che la nonna teneva nella borsetta. Avevano un profumo tutto particolare, sapevano di paradiso. Mancava la signorina Giulianini ❤️

  4. Anche la mia mamma, omonima della tua, collezionava santini. Ricordo che una volta a Bologna, in una cartolibreria di Corso Indipendenza, trovammo uno stock di santini in liquidazione e li portammo a casa tutti in uno scatolone intrasportabile al punto che lei chiamò un taxi e ce li facemmo portare fino in casa dove in un folle tripudio di santi, Sante, beati ed equipollenti lei rischiò un overdose di santità. All’epoca avevo 6 o 7 anni e facevo esercizio di lettura leggendo i r

      1. Leggevo le preghiere retrostanti🤣
        A sei anni leggevo Guerra e Pace, Pinocchio e i Santini.
        Comunque la più bella è stata durante l’alluvione. Una mia amica mi ha consegnato la sua collezione di santini che ora riposa nel mio congelatore a pozzetto in attesa di capire come restaurarli

  5. Santo Omobono protettore dei sarti e sarte, ne esiste uno anche per le magliaie? Dolci i tuoi racconti, mi sono venuti in mente i santini di mia nonna usati come Segnalibri nel suo libriccino di preghere
    Continua così

  6. La signorina Giulianini mi ricorda tanto mio suocero che raccoglieva le immagini dei santi …..a lui mancava sempre Sant’ Antonio….potevano scambiarsi i santini …un ricordo speciale a tutti i nostri cari che ci sorridono da lassù ….

  7. Signorinaaaaa grazie per questo racconto! Io ho due San Donato: uno su carta e uno in carne e ossa… santo subito, visto che mi sopporta!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.