Quando babbo comprò la lavatrice e la caricò sulla Vespa

La televisione era arrivata nelle case del mio paese molto prima delle nozze dei miei genitori ma la loro casa fu l’ultima in cui entrò.

Babbo non sopportava di vedere mamma fare fatica per lavare i panni al fiume. Nel 1963, a Castellina, lungo la Via Firenze, la lavatrice era il fiume Lamone.

Per lavare i panni occorreva metterli in una cesta da reggere tra le braccia e, in equilibrio incerto, scendere al fiume percorrendo uno stradello sassoso, ripido e sfondo di buche. Poi si doveva salire su uno dei sassi larghi e piatti e con lisciva e bruschetta smacchiare le stoffe prima di affondarle nell’acqua fredda e corrente del fiume. Occorreva andarci al mattino presto ché di sassi adatti ce n’erano pochi e le brave lavandaie li occupavano subito. E in estate al mattino presto la discesa con in braccio la cesta di panni sporchi si faceva anche volentieri e pazienza se l’acqua era sempre troppo fredda e la schiena a stare curve faceva male. Ma in inverno era una vera tortura. Le buche erano lastre di ghiaccio, ogni passo un azzardo, una donna si era azzoppata cadendo, urlava e non si tirava più su, due donne a sollevare lei, una a raccogliere la cesta ruzzolata nel fosso. E non era tutto. Anche il fiume ghiacciava e quando, finalmente, dopo tante Ave Maria vi si giungeva, si doveva rompere a sassate lo strato di gelo. A immergere i panni nell’acqua bianca le mani si spaccavano e sanguinavano e l’acqua lavava via tutto insieme, sporco e sangue. Quando la schiena non ne poteva più si ripartiva con la cesta pesante il triplo per via delle stoffe zuppe.

No, babbo non comprò la televisione a mamma, le comprò la lavatrice.

E mentre i vicini, la sera, guardavano la tivù, Pietro guardava la sua sposa riempire il cestello, dosare il detersivo (con la stessa precisione che lui metteva ad aggiustare gli orologi), premere il bottone e per entrambi il vero spettacolo erano i panni che si lavavano da sé. Si dicevano: “Come siamo fortunati”.

Era andato fino a Bologna a comprarla, dal primo rivenditore della Fumagalli, la ditta produttrice delle Candy Automatic. Con l’aiuto dei commessi l’aveva caricata sulla Vespa, assicurata con funi al telaio, portata fino a Castellina, fatta salire per due piani, uno scalino di graniglia dopo l’altro, fino alla cucina. Mamma era talmente felice da non calcolare che tenere nello stesso locale lavabiancheria e tegami per cucinare non era proprio il massimo dell’igiene. Solo quindici anni dopo, con l’arrivo di mio fratello Stefano, ormai abituata alle meraviglie della tecnologia, la relegò in garage.

Ma in quel 1963, mentre la lavatrice completava il lavaggio e il fragore della centrifuga trasformava la cucina nella rampa di lancio di Cape Canaveral (da dove gli americani cercavano di spedire i razzi sulla luna, riuscendoci qualche anno dopo, con l’Apollo 11), lei, grata, sedeva al tavolo della cucina a laccarsi le unghie con lo smalto rosso geranio, come imponeva la moda dalle pagine di Grazia. La lavatrice le permetteva di avere mani curate. Se qualcuno le chiedeva: “Edda, cos’è che ha cambiato la tua vita?”, lei rispondeva sicura: “La lavatrice”. Anche a settant’anni chiudeva l’oblò, dosava detersivo e ammorbidente nelle vaschette, sceglieva il programma, premeva il pulsante e guardandola iniziare il lavaggio diceva ad alta voce, divertita e soddisfatta: “Grazie, grazie che fai tu”.

Adesso che mamma è in paradiso lo dico io. Ad alta voce in modo che le mie figlie e i miei figli sentano, affinché la stirpe possa continuare a ringraziare Cielo e lavabiancheria dell’ottimo lavoro che stanno facendo.

E il mio babbo? E Pietro, l’uomo generoso e temerario che portò la Candy Automatic sulla Vespa, da Bologna fino al paesino ai bordi dell’appennino Tosco Romagnolo, fin dentro la cucina della sua sposa? A volte mi chiama Edda e dice: “Come siamo fortunati”. Lui è qui e anche lì, in cucina con lei, davanti alla lavatrice. Di certo si amano ancora moltissimo.

28 pensieri su “Quando babbo comprò la lavatrice e la caricò sulla Vespa”

  1. Sembra una storia di Guareschi!!! A me Dani le tue storie piacciono tanto perché racconti dei fatti di vita vera… Vita dura a volte ma sempre piena di “buono”.. grazie!!

  2. Brava Daniela! La “stirpe” come la chiami tu… cioè, … (noi li chiamavamo “i basterd” o “i burdel”)… I figli, i giovani, non potranno non essere contaminati da questa festosa allegria. Perché dicono che dall’amore non si fugge e quello che tu descrivi, prendendola alla lontana, è l’amore per i tuoi, per il babbo.
    See U at the Fair in Rimini! Piero

  3. Ciao Dany bellissimo e commovente …quando racconti di vita vissuta con la tua famiglia si percepisce tanto amore ❤ grazie di questi regali che condividi con noi 💋

  4. Con questo racconto ti sei davvero superata. Sei una scrittrice nata Daniela!!! Come ha scritto qualcuno prima di me, c’è del Giovannino Guareschi ma, oserei io, anche tanto John Fante nei tuoi racconti. I padri, le madri, le radici familiari. Un mondo che sembra essere scomparso ma che invece pulsa nelle nostre vene. E se Iddio vorrà, in quella dei nostri figli. Grazie Daniela. Continua così. Per favore!

      1. Bello Dany! Bellissimo come sempre!!! E mentre divoro le parole dei tuoi racconti…per sapere come finisce…spero già tu sia al lavoro per scrivere quello dopo! Adoravo quando i miei nonni raccontavano del passato , ero bramosa di sapere come era stato, quello che avevo sofferto, in cose in cui io dovevo solo fare un piccolo gesto! Grazie! 😘

  5. Mitica Daniela…
    Sei una forza della natura, un esempio per tutti noi lettori.
    C’è sempre speranza, per tutti!
    Basta saper cogliere l’amore che alberga nelle cose di tutti i giorni.

  6. Cara Dani,
    ho letto il tuo racconto a Chiara, mia nipote quindicenne e, se mai ci fosse stato bisogno di una conferma sul valore dei tuoi scritti da lei limpida-mente è arrivata.
    Ha ascoltato senza perdere una parola, si è emozionata e stupita. Ha fatto un sacco di domande sul passato dei sui suoi nonni e bisnonni.
    Anche questo accade leggendoti!
    Liana

  7. .
    .che bello leggere i racconti della vita di tempo fa….è un momento in cui possiamo capire e gustare realmente quello che abbiamo oggi e che viviamo come se fosse dovuto e normale…

  8. Sì anche noi la vespa e la lavatrice , però era mia nonna che lavava i panni con l’acqua del pozzo, quando arrivò la lavatrice in casa nostra per la gioia a me e a mio fratello ci furono regalati due pupazzi Pippo e Topolino

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